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Cambia l'imposta sulle rendite?
Molti considerano che portare l'imposta sulle rendite al 20% dall'attuale 12.5% sia una vera e prorpia stangata per il risparmiatore medio, alcuni riescono a vedere anche dei benefici in tale provvedimento; analizziamo cosa comporterebbe per il risparmiatore in base al tipo di investimento se tale provvedimento fosse inserito nella prossima legge finanziaria.
I conti correnti passeranno da un'aliquota del 27% al 20% con un guadagno in termini di imposte, aumenteranno le imposte per i buoni postali ordinari dal 12,5 attuali al 20%, stessa cosa per i bot, fondi comuni di investimento e dividendi societari; grosso beneficio si avrebbe invece dalle rendite immobiliari, qui la tassazione passerebbe dall'attuale 33% (per redditi tra 26000 e 33000€ - la forchetta oscilla tra il 23 e il 43%) al 20% (potrebbe essere anche un incentivo per far emergere il nero nei contratti di affitto).
Rimarrannno invariati tassazione e rendimenti (salvo oscillazioni di mercato) di fondi pensione e il trf (soggetti ad aliquota speciale dell'11%).
Alcune precisazioni: Per i titoli di stato tale unificazione di imposta al 20% comporta scenari articolati: il rendimento dei titoli di stato è stabilito al momento dell'asta, l'investitore guarda al tasso netto, in base a questo decide se investire o meno in tal estrumento; molto probabilmente assisteremo ad un aumento del tasso lordo al momento dell'asta che compenserà in parte le perdite dovute all'aumento dell'imposizione fiscale. Stesso discorso per i buoni fruttiferi: il tasso lordo potrebbe in parte attenuare gli effetti dell'aumentata pressione fiscale.
Per gli affitti, indipendentemente dalla fascia di reddito irpef si avrebbe comunque un beneficio.
Guadaggni derivanti da azioni, fondi e incasso dividendi sarebbero colpiti in pieno da tale provvedimento
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