Btp Day

OPERATIVITA’ DI BORSA ONLINE

Quando a fine 2011 la crisi del debito nella zona euro e in particolare per l’Italia ha raggiunto l’apice (spread sui bund tedeschi a 571 punti base), alcune persone hanno proposto soluzioni alternative per dare sollievo a tale stress sul credito sovrano, si è pensato che i cittadini italiani acquistando btp (con un tasso di interesse di periodo al 7%) potessero da una parte fare un buon investimento nel medio lungo termine e dall’altra salvare il proprio paese da un default dalle conseguenze incalcolabili per l’intera Europa.
Tra fine Novembre ed inizio Dicembre sono stati fissati diversi btp day, giornate in cui molti italiani hanno fatto shopping acquistando titoli di stato italiani senza pagare commissioni (le banche hanno aderito a tali iniziative rinunciando alle commissioni). Un analisi a posteriori su tali iniziative (Marzo 2012) ci porta a dire che tutti quelli che hanno acquistato hanno guadagnato sulla sola quotazione mediamente un 15-20% (a cui va aggiunto la quota sulla cedola di periodo). Chi ha osato investendo in un momento così delicato scommettendo sull’Italia è stato ampiamente ripagato.

Azioni di Risparmio

OPERATIVITA’ DI BORSA ONLINE

Le azioni di risparmio godono rispetto alle azioni ordinarie di privilegi patrimoniali e nella distribuzione degli utili, non danno però diritto di voto nelle assemblee.
Solo le società quotate nei mercati regolamentati possono emettere tali tipi di azioni (il cui ammontare non può superare il 50% del capitale sociale).

OPERATIVITA’ DI BORSA ONLINE

Azioni ordinarie, azioni di risparmio.

Investire in borsa, fare trading significa operare in ogni condizione di mercato, il trader riesce a cogliere le occasioni di guadagno nel mercato in perdita e in crescita; quando tutte le azioni aumentano le loro quotazioni è difficile sbagliare l’investimento, più articolato è invece il guadagno in condizioni di ribassi delle quotazioni. In questi giorni ci siamo iscritti all’ennesimo corso trading organizzato da fineco bank in varie città italiane, non è mai appagante a sufficienza la sfida col mercato finanziario.
Le azioni sono dei titoli rappresentativi di quote di proprietà della società, conferiscono al detentore (azionista) il diritto a partecipare agli utili societari (attraverso la distribuzione del dividendo solitamente annuale) e il diritto a ricevere il patrimonio netto dell’azienda nel caso di fallimento e liquidazione dei beni. Inoltre, si ha teoricamente diritto a votare nelle assemblee. Le azioni delle società quotate sui principali mercati finanziari sono molto “liquide”, l’azionista che vuole disinvestire e rientrare in possesso del denaro può facilmente venderle al prezzo fissato dal mercato (quotazione).

Distribuzione del dividendo: le aziende distribuiscono parte degli utili societari come dividendo, gli azionisti incassano la cifra direttamente sul conto corrente correlato al deposito titoli. La quotazione dell’azione viene “tagliata” di un importo percentuale pari alla somma distribuita; ad esempio se una società (il cui titolo è quotato 3 euro) decide nel Consiglio di amministrazione di distribuire un dividendo di 3 cent per azione vedrà la quotazione dell’azione ridotta dell’1% il giorno dello “stacco”. Spesso tale contrazione del prezzo non è valutata come movimento negativo di borsa (non è riportato un segno meno).
Sarà poi il mercato a riportare la quotazione ai valori originari o lasciarla a quotazioni diverse (dipende dall’azienda e dal sentiment).

INVESTIRE IN STRUMENTI A CAPITALE GARANTITO

E’ molto semplice realizzare un prodotto finanziario a capitale garantito, si acquistano titoli di stato per un ammontare pari all’investimento scalati del prezzo di collocazione o di mercato, sulla differenza (extra) si opera con strumenti finanziari più o meno rischiosi a seconda del profilo dell’investitore, solo nel caso di una perdita totale della somma extra si rientra del solo capitale a scadenza.
Esempio pratico: investo 10000 euro in un prodotto a capitale garantito, opero per semplicita con commissione massima di 9 euro (con il conto fineco ad esempio) acquistando bot annuali collocati il 14 Gennaio 2011 a 97,93 punti pagandoli 9793 euro + 9 euro di commissione bancaria + 12,5% di tassa sui profitti di borsa (circa 27 euro).
Mi resterebbero 10000 – 9829 = 171 euro da investire in altri strumenti finanziari.
A questo punto se compro 120 pezzi unicredit alla quotazione odierna di 1,49 euro posso sperare nel rimbalzo del titolo sotto i 2 euro a Gennaio 2012 a scadenza dei bot annuali acquistati in portafoglio.
Al riscatto avrei 10000 euro dai bot, 240 euro dalla vendita delle azioni unicredit scalate delle commissioni di entrata ed uscita (2+2 euro su fineco), avrei ottenuto un guadagno di 238 euro netti su 10000 euro investiti, ovvero un 2,38% netto facendo molto meglio di un titolo di stato.

Investire presso le SIM.

Le società di intermediazione mobiliare hanno l’obiettivo di consentire agli investitori di comprare e vendere titoli azionari stando comodamente a casa propria col vantaggio di pagare commissioni ridotte se si è molto operativi (molti eseguiti al giorno). In alcuni casi ci sono dei professionisti che operano in autonomia e promettono investimenti che rendono a doppia cifra, spesso queste soluzioni si rivelano disastrose con una perdita totale anche del capitale, soggetti che o scappano col malloppo o che pagano gli interessi fino a che entrano nel sistema altri clienti, il capitale investito da quest’ultimi serve ad alimentare il meccanismo che è destinato a crollare quando il numero dei nuovi clienti e il denaro fresco diminuisce.

Short Selling – vendita in leva allo scoperto

Se ritieni che il prezzo di un titolo stia per diminuire (da una tua analisi personale o hai tratto tale indicazioni dalla news finanziarie e vuoi ancipare gli eventi), puoi scommettere sul ribasso del titolo (intraday o in 24 mesi – multiday) e vendere azioni anche senza possederne, sarà il tuo intermediario (banca che ti offre il servizio) a prestarti dei titoli nel suo portafoglio alla condizione di chiudere la posizione in giornata o entro 24 mesi (pagando in questo caso anche degli interessi sulla somma equivalente prestata). E’ una tecnica di vendita perfettamente legale che punta su un imminente (short) ribasso di un titolo.
Questa operatività è considerata altamente speculativa, nella fasi in cui i mercati sono in forte ribasso sono in molti a scommettere su ulteriori ribassi (se un trend è al ribasso potrebbe accelerare al ribasso), Borsa italiana ad Agosto 2011 ha proibito vendite allo scoperto su titoli bancari (Azimut Holding Banca Carige Banca Finnat Banca Generali Banca Ifis Banca Intermobiliare Banca Monte Paschi Siena Banca Popolare Emilia Romagna Banca Popolare Etruria e Lazio Banca Popolare Milano Banca Popolare Sondrio Banca Profilo Banco di Desio e Brianza Banco di Sardegna Risp Banco Popolare Cattolica Assicurazioni Credito Artigiano Credito Emiliano Credito Valtellinese Fondiaria – Sai Generali Intesa Sanpaolo Mediobanca Mediolanum Milano Assicurazioni Ubi Banca Unicredit Unipol Vittoria Assicurazioni ) per evitare speculazioni al ribasso su prodotti già in sofferenza per la crisi del debito sovrano italiano.

Blocco delle vendite allo scoperto

Da molti ritenute come le responsabili della caduta dei mercati finanziari, le vendite allo scoperto sono degli strumenti speculativi che sicuramente possono influenzare negativamente il mercato.
E’ di oggi 23 Settembre 2008 la notizia che a scopo precauzionale, sulla scia delle decisioni prese in USA e Gran Bretagna (sec e fsa), la consob (commissione per le società di borsa) ha bloccato le vendite di titoli azionari di banche e assicurazioni allo scoperto fino al 31 Ottobre 2008 come forma di protezione da eventi speculativi al ribasso su suddetti titoli.
Questa risposta segue a quella di altri paesi europei (Francia, Olanda) anche per evitare a speculatori esteri di affacciarsi nel mercato azionario nostrano (perchè impediti di operare in patria).
Tutto ciò è legato alla crisi dei mutui subprime e alla devastante onda di crisi finanziaria che sta colpendo l’America (molte banche d’affari sono fallite e altre stanno diventando banche tradizionali).
Sui titoli bancari e assicurativi l’operatività è limitata solo all’acquisto e alla vendita di azioni realmente disponibili dall’ordinante.

Investimenti a capitale garantito.

Spesso si sente parlare di capitale garantito quando si discute di particolari investimenti a basso rischio, analizziamo come può essere “costruito” un investimento a capitale garantito senza dover coinvolgere un intermediario e risparmiare sulla commissione di intermediazione.
Gli analisti seri sconsigliano tale forma di investimento fatto direttamente in banca e guidano i risparmiatori a realizzare da soli tali prodotti.
Si parte dalla durata dell’investimento: pochi mesi o poco più di un anno o medio termine, in questo modo ci si orienta sull’obbligazione zero coupon bond (in base alla sua scadenza) su indirizzarsi: bot o ctz; tali prodotti sono altamente affidabili e molto “liquidi” (posso rientrare di quanto ho investito senza problemi vendendo a mercato il pacchetto in mio possesso).
I promotori finaziari spesso fanno riferimento a guadagni legati strettamente ai risultati di importati indici di riferimento: mib 30, Stoxx 50 etc, nel caso di buoni performance di questi indici si hanno buoni guadagni in caso contrario si recupera comunque quanto investito e solo spiccioli di guadagno.
Tali strumenti di investimento cercano di migliorare il rendimento delle obbligazioni scelte puntando su indici di borsa per natura più rischiosa.
Costruiamo un prodotto a capitale garantito il cui guadagno è legato all’indice S&P mib: Ipotizziamo un investimento fatto oggi 28/10/2007 con l’indice a circa 40000 punti e scegliamo una durata con scadenza Dicembre 2008, ci orientiamo scegliendo un ctz con tale scadenza quotato oggi a circa 95,00.
Volendo investire 10000 euro acquistiamo 10 pacchetti da mille di ctz (lotto minimo di mille pezzi) spenderemo 10000 x 95.00 = 9500 euro. Il promotore bancario incassa 10000 euro all’atto della sottoscrizione del prodotto, spende 9500 euro per acquistare il ctz e investe i restanti 500 euro acquistando titoli dell’indice aziorario scelto (S&P mib).
Analizziamo vari scenari alla scadenza del 31 Dicembre 2008:

  • Lindice resta immutato a 40000 punti: guadagno solo quanto previsto dal ctz (a meno delle commissioni bancarie e di intermediazione) e recupero integralmente il capitale investito
  • L’indice sale di 2000 punti (+5%) guadagno sull’investimento dei 500 euro circa 25 euro, in questo caso recupero il capitale di 10000 euro + 500 euro interessi del ctz + 25 euro derivanti dall’investiemento parallelo sull’indice scelto. In questo caso avrò sopraperformato il ctz di 0,25%.
  • L’indice scende di 2000 punti (- 5%) perdo sull’investimento 25 euro: alla scadenza recupero il capitale e un interesse di 475 euro. Il risultato avrà sotto performato il ctz di 0.25% (guadagno lordo del 4.75% senza considerare commissioni varie).

social lending.

Nuovissima forma di investimento per l’Italia, in Gran Bretagna è attivo da quasi 3 anni, il social lending sta bruciando tutte le tappe; partito ad inizio anno su zopa.it sta vedendo crescere in modo esponenziale la mole di denaro oggetto delle transazioni, gente che vuole investire prestando del denaro a guadagnando più di un qualsiasi investimento istituzionale (titoli di stato).
Zopa e Boomer sono delle comunità di prestiti online, domanda e offerta si incrociano online e i gestori dei siti fanno da mediatori nell’operazione finanziaria. Chi chiede denaro viene classificato in 3 profili di rischio in base alla sua solvibilità (A, B o C) e durata della restituzione (fino a 36 mesi).
un profilo C36 (poco affidabile che restituisce in 36 mesi garantisce maggiori interessi, ma si dovranno correre anche maggiori rischi di insolvenze dei debitori, un profilo A12 o A12+ è più affidabile ma consente minori guadagni (mediamente 7,5% al lordo delle commissioni ed insolvenze).

Investimenti Offshore.

Investimenti in Paesi dove la fiscalità è molto agevolata, negli ultimi anni lo Stato italiano ha agevolato il rientro di capitali da questi paesi in modo da far ripartire l’economia, la tassazione forfettaria è stata del 2%, una cifra irrisoria visto che spesso tali capitali esportati o investiti sono frutto di denaro non dichiarato.